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Portacenere, cartoline, tagliacarte, foulard, magliette, borse da viaggio…. Una mole enorme di paccottiglia, trafficata in tutto il mondo, memorizza le sette volte sette, meraviglie della natura e quelle, non meno cospicue, realizzate dall’umana inventiva.
Questi orribili oggetti, prova del gusto indecente in cui siamo precipitati sono detti souvenirs.
Il termine souvenir sarebbe il meno adatto a significare i quarti di nobiltà di una mossa d’arte, ma, per obbligo di lealtà e per l’onesta malizia della fantasia, l’appestata parola intesta la cavalleresca impresa della Souvenir/ Art.
Souvenir/ Art è un’ipotesi operativa, qui, ora, nel tempo in cui l’arte si rivolge contro l’arte.
Souvenir/ Art è un modo sano, umano, 1987 (ahimè, invecchierà), di concepire l’arte “promesse du bonheur” e il suo oggetto: memoràto puro dell’Esprit.
E, in quanto oggetto, Souvenir/ Art è l’artificio disinteressato: qualcosa che dal reale o dal suo inverso, passa alla memoria, da questa al pensiero creativo, che forma e trasforma l’esistente nell’oggetto che non c’era: intreccio inestricabile, senza ritorno di materia reale ed etere soggettivo.
Si racconta di Percelles che lasciò la tela bianca realizzando il suo quadro nella sua mente. La tela bianca di Percelles è un Souvenir/Art: l’oggetto felice che ognuno può realizzare; la prova provabile che la memoria è il vero strumento dell’arte.
Cercare, non ricercare (Gropius); non cercare, trovare (Picasso)….
Altri tempi! Né cercare, né trovare, noi diciamo: ricordare.
L’artista, a differenza di una pellicola impressionabile, formalizza ciò che sa non ciò che vede.
Chiaro di luna, o, non chiaro di luna? Il dilemma è ormai vecchiotto:
VIVA LA CARTOLINA DEL CHIARO DI LUNA !
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